VanniGio/ Agosto 23, 2012/ Pensieri/ 0 comments

Riunione all’Hacker dojo

Navigando in questo pomeriggio di agosto fra le pagine della versione on-line del New York Times mi sono imbattuto in questo articolo. A prima vista mi ha incuriosito perchè si parlava di Silicon Valley, ed io per quel posto ho una curiosità quasi morbosa, poi leggendo l’articolo ho scoperto che l’argomento era ancora più interessante delle premesse del titolo. Hacker dojo è un vecchio magazzino di circa 1.200 mq.  nella città di Mountain View (quella dove ha sede Google per capirsi) che è  equamente suddivso fra uffici condivisi (shared offices), sale lettura e sale ricreative (after-hour salon). Il luogo è frequentato da smanettoni, realizzatori di codice software ed imprenditori che…  intendono reinventare il futuro, scrive testualmente l’articolo. I membri, per la somma di 100$ al mese circa 80 euro, possono disporre di connessioni internet veloci, attrezzature per l’ufficio come fotocopiatrici e stampanti, ma anche di una stampante 3-D ed alla sera o nei week-end di corsi su diversi argomenti come per esempio uno tenuto sulla legge sui brevetti. Ma per stessa ammissione dei frequentatori Hacker dojo ha più valore per le persone che lo frequentano piuttosto che per le attrezzature che mette a disposizione. “Qui ho trovato il mio graphic designer ed il mio consulente per database. Qui puoi trovare persone con competenze diverse” dice Mr Joshi al cronista esponendo la propria esperienza personale. Fino a qui abbiamo raccontato una entusiasmante e fantastica storia americana, ma … c’è un ma perchè la storia diventa quella che si potrebbe scrivere anche in Italia. Infatti questo atelier di cervelli è a rischio chiusura in quanto non è a norma con le leggi che regolano gli uffici nella cittadina di Mountain View. In perfetto stile italiano la struttura ha problemi di uscite di sicurezza, impianti antincendi e barriere architettoniche e per questo a meno di una ristrutturazione piuttosto costosa, si parla di 250.000$, il luogo dovrà essere presto chiuso al pubblico. Ma ricordiamoci che comunque siamo negli States e subito dopo un passaggio in quella che potrebbe essere una banale storia italiana la soluzione al problema è in perfetto stile americano attraverso una raccolta fondi con Kickstarter. Non c’è niente da fare sono avanti !

 

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