VanniGio/ Febbraio 21, 2013/ Pensieri/ 0 comments

Mi piace.-M**** ne ha presi trenta.

– Allora guarda F***** che ne ha avuti 45.

Questa conversazione fra i miei figli, sedici e diciotto anni, mi ha incuriosito ed ho chiesto di cosa stessero parlando, risposta: dei “mi piace”. Parlavano di quei click apponibili sotto una foto, un pensiero o un link che indicano nel mondo di Facebook che approvi quel contenuto.

Ho approfondito l’argomento con i ragazzi e mi hanno rivelato che quei “mi piace” determinano per gli adolescenti il loro indice di gradimento personale fra i loro coetanei. Insomma più vieni cliccato e più figo sei, questo è il postulato che crea le gerarchie fra i giovani.

A mio avviso questa è una cosa seria, perché, se non ricordo male essendo passati molti anni,  la considerazione fra i tuoi coetanei è cosa importantissima quando si è giovani, immaturi e molto insicuri. Data l’importanza degli apprezzamenti ricevuti o non ricevuti su Facebook i ragazzi possono essere avviati a comportamenti a mio avviso sbagliati e pericolosi.

Il primo è sicuramente dato dal fatto di scrivere, linkare o postare solo per piacere agli altri; solo per raccogliere il consenso del gruppo. Evidentemente questo inibisce la libertà d’espressione e banalizza ogni comunicazione.

Il secondo pericolo è invece la scarsa propensione ad esporsi, la paura di dire veramente quello che si pensa, che si desidera, perché ci metteremmo a rischio dell’onta pubblica di non ricevere sufficienti “mi piace”.

I più non postano quello che pensano, ma quello pensano possa piacere agli altri; omologando sempre di più il loro pensiero a quello del gruppo. Altri invece leggono senza aver mai il coraggio di postare per paura di non essere accettati dal gruppo cioè di non essere cliccati, taggati o linkati cioè per l’appunto passare per sfigati che nessuno non si fila.

Con queste dritte date da due ragazzini ora capisco meglio perchè spesso su Facebook si leggano così tante stupidaggini e così poche cose degne veramente di essere scritte.

 

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