Divertimento

Divertimento

“Io penso che il divertimento sia una cosa seria” è virgolettato perché la frase l’avrei voluta scrivere io ma invece ci ha pensato prima Italo Calvino. “Secondo la semantica, “divertimento” deriva da “devértere” cioè volgere altrove, deviare: infatti rappresenta qualcosa di diverso dalle solite attività che porta piacere e distrazione dalle preoccupazioni, dallo stress e dalla noia. Proprio come il nostro corpo ha bisogno di riposo per recuperare forza ed energia, la nostra mente ha bisogno di divertirsi per riacquistare le energie emotive e psicologiche necessarie per preservare e ritrovare salute e benessere.” Anche questo concetto non è mio ma credo che lo si possa condividere. E oggi cosa vuol dire divertirsi? Dipende dalle età. Ma prendiamo la fascia degli adulti dai 18 anni in poi. Divertirsi è stare in compagnia, mangiare una pizza, bere uno spritz al bar con gli amici, andare al mare, ballare, andare al cinema o al teatro oppure in vacanza al mare, oltre a tante altre cose. Quasi sempre divertirsi significa stare con gli altri, mi vengono in mente pochi casi in cui ci si possa divertire da soli e tutti poco edificanti o sintomo di una patologia. Leggo l’ordinanza della Regione Toscana per la riapertura degli esercizi commerciali fra i quali ci sono i luoghi dove si va a divertirsi. Le prescrizioni sono nell’ordine: Obbligo di mantenere 1,8 m. di distanza fra le persone, pannelli di separazione fra lavoratori e utenti, mascherina protettiva, una sola persona per nucleo familiare (questa forse utile per non andare da Ikea con la moglie), percorsi differenziati per ingressi ed uscite ed altre coercizioni ancora. Provo ad immaginare lo scenario prossimo futuro

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Il rischio

Il rischio

Nell’uomo la percezione del rischio cambia al variare delle condizioni esterne, un meccanismo che nella storia dell’evoluzione ci è risultato molto utile. Facciamo un esempio. Naufragato su un’isola tropicale deserta ma ospitale intimorito dalle insidie di un mare sconosciuto preferirei oziare sulla spiaggia in attesa dei soccorsi piuttosto che avventurarmi in mare aperto con una zattera. Ma se all’improvviso cominciassi a sentire il borbottio dell’immancabile vulcano alle mie spalle inizierei a valutare il rischio di morire in mare pur di lasciare l’isola. Quando la lava iniziasse a defluire dalla bocca del vulcano non avrei dubbi sul fatto che il rischio mare è inferiore a quello vulcano e salirei sulla mia zattera, impaurito ma convinto di andare verso la salvezza. Il rischio davanti a me è sempre lo stesso: il mare con le sue insidie ed i suoi pericoli. Quello che fa cambiare la percezione del rischio e di conseguenza il modo di affrontarlo è la situazione alle mie spalle, cioè il vulcano. Perché io racconti tutto ciò è evidente, oggi noi siamo a guardare il mare, naufraghi ma al sicuro sulla terra ferma. Forse stiamo sentendo i primi brontolii e stiamo valutando se sarà il caso di prendere il mare. Se qualcuno non lo avesse ancora capito domani il vulcano economico erutterà ed allora non staremo più a valutare se sia il caso di prendere il mare. Davanti a morte certa l’incertezza del mare è sempre migliorativa. Rimanere sulla spiaggia o anche appesantire la zattera alla ricerca di troppe certezze ci farà morire e da morti non sarà interessante sapere come e perchè sia successo.

La teoria dei vasi comunicanti

La teoria dei vasi comunicanti

La teoria dei vasi comunicanti In tutto il mondo, ultimo il Brasile, vincono i populisti sovranisti, che per chi è meno attento alle definizioni politiche non vuol dire altro che vincono quei partiti che nella loro linea politica assecondano la pancia degli elettori ed antepongono il proprio paese rispetto a interessi più generali. Siamo diventati  più cattivi? No è solo cambiato il mondo mentre l’Uomo è sempre lo stesso. Per come la vedo io si tratta di fisica, cioè del principio fisico secondo il quale un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro, in presenza di gravità, raggiunge lo stesso livello originando un’unica superficie equipotenziale. Capito poco? Colpa mia ma cerco di spiegarmi. Sempre a mio modesto avviso la globalizzazione ha congiunto i vasi, quello pieno del mondo industrializzato e quello vuoto del terzo mondo e per quella legge fisica ma anche umana epressa all’inizio  i due vasi tendono ad eguagliarsi. La ricchezza defluisce da un vaso e passa all’altro. Pensiamo alla Cina di venti anni fa, morivano di fame oggi ci comprano. Poi ci sono gli africani ai quali prima prendevamo senza lasciare neanche la mancia ed oggi vengono a riprendersi piccole parti di quello che gli abbiamo e stiamo ancora prendendo. Mi viene da  pensare all’Europa dell’Est che si è seduta alla nostra tavola perché era imbandita meglio della loro, e così via potrei continuare con altri esempi. Le risorse non sono infinite, e di questo cominciamo ad accorgercene, e quindi se il livello di un vaso aumenta l’altro inevitabilmente diminuisce. E’ mia convinzione  che l’uomo riporti ancora i tratti essenziali di 10.000 anni fa, quello che

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Perché SI

Di sicuro quello che è uscito dalla riforma Boschi non è perfetto, non è sicuramente la cura a tutti i mali dell’Italia, ci mancherebbe altro, e sono anche certo che se succederà l’Italia sopravviverà alla  vittoria di chi è contrario a questa riforma.  Penso che il NO sia una scelta possibile ed abbia la sua dignità.  E’ una opzione “sicura”. Lo è perché  sappiamo già cosa ci attende; niente che non sia facile da  prevedere. È una scelta che da  certezza, sicurezza, tranquillità, non crea nessun batticuore. In molti ci hanno costruito una vita su questi valori. Poco rischio corrisponde a poca possibilità di miglioramento, a poco progresso. Se l’uomo non avesse osato, non avesse sperimentato probabilmente ci staremmo ancora chiedendo se il fuoco è buono o cattivo. Il NO è conservativo. E’ per chi considera che tutto sommato il presente non sia poi così male, è il voto di chi ha paura che domani si possa stare anche peggio. È il voto di chi non mette a rischio l’oggi per il domani. Legittimo pensarla così. Questo voto, quello a  carattere conservativo, solitamente proviene dalle classi socialmente piu sicure, quelle che non vedono nel cambiamento  nessuna possibilità di migliorare la loro vita. Questo elettore considera che nella decisione da assumere debba pesare più il rischio che la propria posizione peggiori piuttosto che questa possa in qualche modo avvantaggiarsi della novità. Quelli che propendono per il NO tendono a conservare quello che hanno, sono poco inclini a mettere in gioco il proprio status, ritengono che non valga la pena rischiare, che il futuro con un SI non sia più per loro così sicuro

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Racconto – La mina – capitolo trii

Racconto – La mina – capitolo trii

La mina Capitolo trii – la cartolina. –      E’ ancora su, nella camera della defunta. Certo maresciallo … appena scende la faccio chiamare mi lasci il numero … si scrivo … zerocinquecinque … ottantaquattro  … trentasette … zeroquaranta. Non dubiti la faccio chiamare … Buongiorno. Marina non riusciva a staccare gli occhi da Lapo che accompagnava sua madre in giardino a fare due passi. Che bella scena, erano così dolci insieme e la camicetta lilla che aveva fatto  indossare ad Agnese le stava proprio bene. Meno male che quella mattina la Castaldi l’aveva sostituita per i dieci minuti necessari a salire  in camere di Agnese ed aiutarla a vestirsi e pettinarsi prima che arrivasse Lapo. Mentre era incantata a guardare quella strana coppia che a braccetto stava uscendo in giardino per godersi l’aria calda  di una mattina di Maggio, una mano si mosse davanti ai suoi occhi: –      Signorina … signorina … sveglia! –      Oh … dottore … mi scusi mi ero incantata. –      Si … l’ho visto. Senta io avrei finito, lascio a lei il certificato di morte? –      Si … si lasci pure a me. Ci penso io per le pratiche. In quel momento si avvicinò al bancone Anselmo che fino ad allora aveva aspettato passeggiando nell’atrio. –      Dottore se lei ha finito … io andrei a … a preparare il cadavere. A Marina le parole di Anselmo fecero un certo effetto. La Mina chiamata “cadavere” le dette definitivamente il senso della morte e della fine di una vita che tutti i giorni negli ultimi due anni aveva interagito nel bene e nel male con la sua. Purtroppo, pensò banalmente

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Alice, il terremoto e Dio

Alice, il terremoto e Dio

Stamani aprendo un cassetto della cucina è successo quello che inevitabilmente e ciclicamente mi succede almeno due volte l’anno. L’evento paragonabile ad un sisma di magnitudo 5 ha la stessa preparazione della scossa sismica. Si predispone nel tempo, mediamente nei cinque o sei mesi precedenti. L’accumulo di energia cinetica si verifica ogni volta che apro un cassetto o un armadietto della cucina. Poi una mattina all’improvviso senza segnali premonitori, solitamente un sabato mattina, l’energia accumulata  viene rilasciata istantanemaente, tutta insieme, in ondate concentriche con  fragore di parolacce e sbattimento di cassetti. In quella fase di movimenti sussultori ed ondulatori mi inimico tutti i componenti della famiglia a partire dalla colpevole, la moglie, a finire alla sicuramente incolpevole canina di casa, la quale non capisce perchè stia prendendo a calci il sacchetto dei suoi croccantini. Passato il sisma inizio la lenta ricostruzione di tutto ciò che l’evento sismico ha buttato in giro per casa. Quando inizia questa fase, più ragionata, scopro cose interessanti. Un mondo inesplorato ed incomprensibile per la mente maschile prende vita. L’uomo che si addentra nel fantastico mondo dei cassetti gestiti dalle donne è come Alice nel paese delle meraviglie, in quel luogo la fantasia prende il sopravvento e la realtà è distorta. Quello è il luogo della negazione totale della razionalità. Come il cappellaio matto o il coniglio bianco o la regina di cuori nel racconto di Carrol dai cassetti saltano fuori tre pacchi di farina 00 aperti contemporaneamente. Quindici dico quindici scatole fra tisane, tè e camomille. Due sacchetti di farro scaduto. Alimento mai usato nella nostra famiglia da generazioni, anzi mai usato proprio perchè credo siano in

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50  SFUMATURE DI GRIGIO ne vogliamo parlare ?

50 SFUMATURE DI GRIGIO ne vogliamo parlare ?

C’è un sacco di gente che si sta affannando a parlarne male e a rammaricarsi della subalterna condizione della donna rappresentata nel romanzo. Io ho letto il libro e vi dico la mia. Quando iniziamo a leggere il libro o decidiamo di andare al cinema a vedere il film sappiamo esattamente a cosa ci apprestiamo ad assistere: un romanzo erotico. Non ho una sufficiente cultura della letteratura erotica, se si escludono i fumetti porno di quando ero ragazzo, per cui non so dire se sia un bel romanzo erotico. Erotico però lo è. Quando ci lanciamo nell’avventura, magari un po’ di nascosto dal nostro partner, dai nostri figli o dai nostri colleghi, sappiamo anche il tipo di relazione erotica di cui si narra. Ce ne hanno parlato o abbiamo letto qualche recensione. Sappiamo perfettamente che 50 Sfumature di grigio non è una storia d’amore qualsiasi, ma quella di un uomo che ha inclinazioni sessuali particolari alle quali una donna, per amore e non solo, accondiscende. Si parla di dominazione e sottomissione, di parole “safe” (chi non sa cosa sono si informi perché oggi non si può più vivere nell’ignoranza), di pratiche sado-maso, di soldi, di sesso, di stanze rosse e strumenti erotici e, in sottofondo anche di amore. Non proprio quello di “Harmony” ma sempre amore è. Chi ce ne ha parlato non l’ha fatto in maniera positiva, stessa cosa ha fatto chi ne ha scritto. I più lo definiscono, superficiale, ripetitivo, antifemminista, volgare, finanche pericoloso. Noi però, ugualmente, decidiamo di leggerlo o andare a vedere il film. Perché lo facciamo se tutti ci dicono di non farlo? Sicuramente per sospetto verso

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Libia, Is e maglioni a collo alto

Libia, Is e maglioni a collo alto

IS in Libia. Ricordo ai più anziani e racconto ai più giovani che qualche decennio fa dalla Libia ci spararono un paio di missili verso Lampedusa. Lo dico tanto per far capire quanto siamo a tiro. Chiedo, credetemi senza polemica, a tutti i pacifisti muniti di bandiere arcobaleno dimenticate alle finestre ( agli altri non lo chiedo perché conosco la risposta) pensate sia possibile un dialogo con questi indiavolati ? Possiamo partire con gli F16, magari aspettando un mandato l’ONU, o dobbiamo presentarci con la bandiera a righe multicolori a mo’ di mantello di Superman a discutere con loro ? Avverto che io non sono disponibile alla missione, i maglioni a collo alto mi donano e vorrei continuare a indossarli.

ORA È TUTTO CHIARO

ORA È TUTTO CHIARO

  NO!… NEMMENO!… FERMI!… ALT!… BASTA!… Sono i titoli dei giornali e dei siti web d’informazione locale che mi hanno incuriosito. Immaginavo che con quelle espressioni così imperative si volesse esprimere un fermo sentimento di contrarietà a qualcosa di molto sbagliato e molto pericoloso per la nostra comunità. In un moto fantasioso e fanciullesco ho immaginato che , in questo nuovo clima da guerra fredda fra oriente ed occidente si volesse procedere all’installazione di basi missilistiche in territorio mugellano. Ho pensato alla costruzione di silos di missili balistici orientati sulla zona giorno della casa di campagna di Putin in località Pilarciano. Mi sono intimorito all’idea del pattugliamento del lago di Bilancino da parte di sottomarini nucleari dell’Alleanza Atlantica. Ho tremato all’idea dell’utilizzo dell’ autodromo quale pista di decollo dei nuovissimi F35 impegnati in missioni di “peace keeping” in Ucraina. Insomma mi ero preparato al peggio. Mentalmente avevo già immaginato il garage al piano interrato come possibile rifugio per me e la mia famiglia (vedi che avevo ragione quando dicevo a mia moglie che dobbiamo sempre tenere in casa delle scorte e non un frigo così vuoto che quando lo apri ti rimanda l’eco come sulle Dolomiti ). Per capire quando la nostra vallata sarebbe stata sconvolta dalla guerra mi sono deciso a leggere, oltre ai titoloni in grassetto anche gli articoli che ci stavano attaccati sotto per le unghie. SORPRESA … Diciamolo, anche un po’ di delusione, gli articoli parlavano di energia rinnovabile. Non di guerra, missili, e armi ma di … GREEN ENERGY. Ho cercato di capire meglio, per venticinque anni mi avevano convinto che il mondo sarebbe imploso a causa

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Non tutte le guerre sono uguali

Non tutte le guerre sono uguali

NON TUTTE LE GUERRE SONO UGUALI So già che in questo pezzo qualcuno leggerà cose che non ci sono scritte, che qualcuno mal interpreterà il mio pensiero, che qualcuno si sentirà offeso. Sono conscio del fatto che queste parole si prestano alla critica superficiale ma se anche dovessi pentirmene oggi non potevo non scriverle. Non é vero che non si sappia distinguere dove sta il bene e dove sta il male, noi uomini siamo in grado di discernere, per questo siamo diversi dagli animali. Il fatto che sappiamo esattamente se una certa azione sia giusta o ingiusta non vuol assolutamente dire che siamo in grado di scegliere le azioni giuste. La storia dell’uomo, da Adamo ed Eva in poi, ci insegna che molte sono le volte in cui il genere umano ha scelto il “male” e non il “bene”. Da quale parte stava il “bene” e dove il “male” lo sapevano bene i partigiani che avevano esatta contezza di quale fosse la strada giusta, la strada della libertà e dei diritti umani e per questo combatterono la guerra di liberazione. Spararono, uccisero e fecero attentati ammazzando anche degli innocenti, ma lo fecero per combattere il “male”. Siamo così certi che fosse il “male” che ancora oggi a distanza di 70 anni continuiamo a festeggiare quegli eventi, a ricordarli, ad additarli ad esempio alle nuove generazioni, a premiare e consegnare diplomi ai pochi superstiti ed ai molti nipoti di chi ha scritto quelle pagine di storia. Ma allora mi chiedo perché ci scandalizziamo tanto (spesso sono proprio coloro i quali discendono per parentela o per cultura in maniera più diretta da quella guerra

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