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La Mina

Capitolo fiftin – La sorpresa.

–       Piacere, Marica Taric.

Guardandola negli occhi Lapo le strinse la mano e lei gli sorrise. Doveva avere intorno ai trent’anni ed era la donna più bella che fosse entrata nel suo studio da molto tempo. Portava, tagliati sulle spalle, capelli biondi e vaporosi, aveva labbra carnose  evidenziate da un rossetto rosso e due grandi occhi di un azzurro profondo. La figura era generosa nelle curve, ed il tailleur nero sembrava contenerla a malapena. Strette nella gonna si intuivano due  belle gambe che terminavano in due caviglie perfette, esaltate dai tacchi dei suoi decolté. Il colore biondo platino dei capelli, il loro taglio, quel trucco tutto concentrato sulle labbra, la siluette da maggiorata, e perfino il suo abbigliamento, tutto sembrava ricordare la divina Marilyn. Indubbiamente l’effetto era voluto, e non si poteva dire che non che fosse ben riuscito. Lapo fece strada dalla sala d’attesa, attraversò l’ufficio di Susanna fino al suo. Sapeva che quel trenino avrebbe sicuramente attirato lo sguardo ironico della sua segretaria, perciò quando le passò di nuovo davanti, evitò di guardarla per non dover ridere. Fece accomodare quella strana coppia nel suo ufficio, indicò loro le poltroncine davanti alla sua scrivania, mentre lui vi girava intorno per prendere posto sulla sua poltrona.

Una volta che tutti e tre si furono seduti Lapo sfoggiando il sorriso di circostanza migliore di cui disponesse nel suo repertorio iniziò:

–      Bene, eccoci qua. Allora avvocato, a cosa debbo l’onore della sua visita?

–      Mi risulta che lei sia il curatore dell’eredità giacente della signora … signora …

Tirò fuori dalla borsa che si era appoggiato sulla pancia un foglio e lesse da lì:

–      … ecco si della signora Lulli, Mina Lulli. Giusto?

–      Le risulta benissimo avvocato, sono proprio io. Comunque ecco qui il decreto di nomina.

Disse Lapo continuando a mantenere quel sorriso-smorfia quale espressione di fondo, e tirando fuori dalla cartellina il foglio citato.

–      Raggioniere, vuole scherzare? Era per dire, non metto in dubbio che sia lei. Ho già tutto non si disturbi a farmi vedere.

L’enorme rospo si tolse il sigaro dal lato della bocca e continuò,

–      Io sono l’avvocato Torrisi, con studio in Firenze. Non ci siamo mai incontrati … intendo … professionalmente.

–      No, in effetti non abbiamo avuto modo …

Rispose Lapo che si teneva abbottonato, in attesa di capire il motivo di quell’incontro, che non aveva voluto lui.

–       Come le dicevo ho studio in Firenze, pur essendo campano sono qui da molti anni. Feci l’università a Firenze, incontrai mia moglie, e così rimasi qui. Io mi occupo di civile, non faccio penale.

–      Interessante …

Fece Lapo assumendo una di quelle espressioni che dicono una cosa e ne lasciano intendere un’altra, cioè che non gli fregava molto della vita privata del ciccione che aveva davanti, ma piuttosto di cosa ci facesse con quella strafigona nel suo ufficio.

–      Arrivo al dunque raggioniere, qualche giorno fa è venuta da me la signorina Taric e mi ha sottoposto il suo caso. La signorina abita nel mio stesso palazzo ed ha pensato che fossi la persona giusta per seguirla in questo delicato passaggio.

Lapo guardò all’indirizzo della ragazza che continuava ad annuire ad ogni passaggio dell’avvocato Torrisi, come a voler confermare quello che l’avvocato stava dicendo, tradendo con quei movimenti ripetuti, una certa emozione. Si, era plausibile che quella Marica si fosse trovato davanti l’avvocato Torrisi piuttosto che esserselo andato a cercare per la sua alta professionalità. Ma Lapo dopo l’arroganza di questo primo pensiero ebbe anche l’umiltà di pensare che “a volte l’immagine inganna”. Si sentì però in dovere di avvertire l’avvocato Torrisi circa le consegne del suo ruolo.

–      Avvocato lei sa meglio di me che per qualsiasi credito che la signorina potesse vantare nei confronti dell’eredità, dovrà presentarmi tutta la documentazione …

–      Raggioniere, la signorina non vanta crediti nei confronti dell’eredità …

–      Avvocato, se è per un debito che aveva contratto con la signora Lulli allora …

–      Raggioniere, la signorina non aveva debiti con la signora Lulli.

Lapo voleva arrivare al dunque e allora accellerò.

–      Avvocato … allora non capisco cosa intenda dire … quale sia lo scopo di questo incontro.

–      Raggioniere, penso che quello che sto per dirle le sembrerà strano, ma posso chiaramente documentare tutto quello che la signorina sostiene.

–      Non si preoccupi avvocato, sono grande e vaccinato non credo possa dirmi qualcosa di così sconvolgente …

Lo incalzò Lapo volendo dare l’impressione di estrema sicurezza, mentre dentro di se non riusciva ad immaginare quali rivelazioni, portate da quell’avvocato così sgangherato, potessero sorprenderlo. Ma si sbagliava l’avvocato Torrisi aveva veramente una notizia bomba da rivelargli. Dalla sua poltroncina l’avvocato dette vita a quel grassissimo mento che si mosse sul colletto della camicia al ritmo delle parole che uscirono da quella bocca, mentre il sigaro penzolante faceva cadere ancora qualche residuo di cenere. Quell’uomo con le mani intrecciate sopra la borsa di pelle, appoggiata sulla grande pancia emise una serie di suoni che Lapo mise insieme solo dopo qualche secondo di riflessione. In buona sostanza l’avvocato Torrisi disse:

–      La signorina Marica Taric … qui presente … è l’erede della signora Lulli.

La ragazza annuì in maniera definitiva, rimanendo con i grandi occhi fissi in quelli di Lapo, in attesa di capire l’effetto che quella rivelazione avrebbe fatto sul curatore dell’eredità.

Lapo fissò l’avvocato per qualche secondo, aspettava che si mettesse a ridere e gli dicesse che stavano scherzando, poi vista l’immobilità della faccia dell’avvocato che a sua volta lo fissava, senza dire una parola, in attesa di una sua reazione, si voltò verso la ragazza. In silenzio le fece un cenno del capo all’indirizzo dell’avvocato che significava “Lei conferma?”. Questa senza staccare lo sguardo dal suo, fece un lento gesto di assenso con la testa.

Lapo provò ad assumere l’espressione più professionale possibile, cercò le parole giuste, e poi all’indirizzo dell’avvocato disse schiarendosi prima la voce:

–      Erede … in che senso?

In quel frangente non riusciva a capire da quale fatto potesse discendere l’affermazione dell’avvocato Torrisi, e fu proprio questa la prima cosa che chiese. Il Torrisi, che si aspettava, sia lo stupore che la domanda gli rispose,

–      La signorina Marica è erede in forza di un testamento olografo.

Pescò ancora un foglio da dentro la borsa di pelle,

–      Ecco questo è l’originale del testamento scritto di suo pugno, dalla signora Lulli.

L’avvocato porse a Lapo un foglio ripiegato in quattro.

Lapo, che stava lentamente ritornando in se, perdendo quell’espressione un po’ ebete che lo aveva colto alla notizia di cosa facessero li quei due, si allungò verso la mano cicciottella dell’avvocato Torrisi e prese il foglio. Si mise gli occhiali, dette uno sguardo alla donna che lo stava a sua volta fissando, lo spiegò, ed iniziò a leggere nel silenzio generale.

Io sottoscritta Lulli Mina, nata a Borgo Mulino il 28/11/1925, con questo testamento istituisco, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, mia unica erede la signorina Marica Taric nata a Torino il 25/04/1975. Alla mia morte a lei  andranno tutti i miei beni mobili ed immobili.

Borgo Mulino 25 aprile 1993

Mina Lulli

Ci stava mettendo più del dovuto a leggere quelle poche righe e allora l’avvocato e la sua cliente si guardarono interrogandosi con gli occhi, poi l’avvocato intervenne:

–      Forse non legge nella calligrafia della signorina Lulli?

Lapo fu come risvegliato da quelle parole, mentre nella sua testa stava cercando tutte le nozioni che aveva sui testamenti.

L’unica cosa che ricordava, da quando la signorina Barbieri gli insegnava diritto all’istituto tecnico commerciale Genovesi, era che il testamento olografo doveva essere scritto a mano dal testatore, e quello era effettivamente scritto a mano.

–      Avvocato, non le nego che quanto mi ha detto mi meraviglia non poco.

L’avvocato annuì socchiudendo gli occhi come a dire “ti capisco”.

–      … e se non sono indiscreto … potrei sapere per quale motivo la signora Lulli ha nominato erede la sua cliente?

L’avvocato si girò verso la bella ragazza seduta al suo fianco e le fece un cenno con la testa in un immaginario passaggio di testimone. Quella, tirandosi su dallo schienale della poltroncina, iniziò:

–      Dottore …

–      Non sono dottore … ma vada avanti.

–      … insomma ragioniere … io sarei … anzi sono la nipote della signorina Lulli. Non mi guardi con quegli occhi dottore.

–      No, non la guardo con nessun occhio particolare, cerchi di capire la mia meraviglia … ma vada avanti, nipote in che senso?

–      Sono la figlia di … Fernando Lulli, che sarebbe stato…

–      So benissimo chi era Fernando Lulli, e fino ad oggi sapevo che era morto senza avere … né moglie … né figli. Evidentemente mi sbagliavo.

–      Dottore …

–      Non sono dottore

–      … ragioniere io sono la figlia naturale di Lulli Fernando, un tempo si sarebbe detto la figlia illegittima. Mia madre Ana Taric rimase incinta di mio padre quando … quando …

La ragazza parve commuoversi e non riuscire andare avanti nella spiegazione. L’avvocato, premuroso e gentiluomo, le porse il suo fazzoletto bianco e prese la parola.

–      Dottore …

Lapo stavolta lasciò correre.

–      … quello che la signorina Taric vuol dire è che sua madre rimase incinta del signor Lulli quando stava attraversando un periodo difficile della sua vita … capisce ?

Lapo assunse una espressione che lasciava chiaramente intendere che non aveva capito.

–      … si insomma … la signora per sopravvivere … erano momenti difficili … una ragazza sola …

Lapo accompagnava quelle incertezze dell’avvocato con movimenti ritmici del collo come a spingere il suo interlocutore a concludere la frase.

–      Mia madre era una prostituta.

Lapo girandosi verso la ragazza di cui per un attimo si era dimenticato incuriosito dalle titubanze dell’avvocato, stupidamente replicò,

–      Prego?

–      Si una prostituta vendeva il suo …

–      Si, si… so di cosa si tratta … cioè immagino, insomma capisco.

Da lì Marica Taric, alla quale era passata la commozione, fu un fiume in piena a raccontare la storia di sua madre. Una donna forte che l’aveva partorita e cresciuta a Torino, che l’aveva fatta studiare e che aveva lavorato sodo e non aveva mai più esercitato  la professione più antica del mondo. Quando a sua madre avevano diagnosticato un cancro ai polmoni erano tornate a Firenze per potersi curare meglio. Sua madre era poi morta di quel male a gennaio del 2007, lasciandola sola. Prima di morire le aveva voluto raccontare la sua storia, quella di suo padre ma soprattutto quella di sua zia. La donna a cui loro due dovevano tutto. Le aveva fatto leggere l’accordo che la zia aveva sottoscritto con la mamma nel 1974, le aveva detto dei soldi che le aveva dato per farla nascere ed i soldi che ogni mese le erano arrivati per diciotto anni per permetterle di crescere e di studiare, e che nonostante l’accordo fosse scaduto continuavano ad arrivare. Le aveva raccontato di quando aveva rivisto, una sola volta, la signorina Lulli e fu in quell’occasione  che  consegnò il testamento nel quale istituiva lei quale sua unica erede. In quell’unico incontro dette le consegne a sua madre per il comportamento da tenere negli anni a venire. Queste le consegne  che sua madre le girò pochi giorni prima di morire: non avrebbe mai dovuto cercare sua zia a meno che non fosse stata a lei a cercarla, così si sarebbe dovuta comportare fino al giorno in cui non fosse più arrivato quel bonifico proveniente ogni mese  da San Marino. Quando quei soldi non fossero arrivati avrebbe voluto dire che la zia era morta o stava molto male e quello sarebbe stato il segnale per farsi avanti.

–      I soldi questo mese non sono arrivati ed eccomi qui.

Furono le ultime parole di un discorso durato molti minuti e nel quale Lapo si era perso senza proferire parola.

Si rialzò, appoggiandosi ai braccioli della sua poltrona, dalla posizione infossata che aveva man mano assunto, si appoggiò allo schienale  e disse:

–      Ecco …

Fine. Non riuscì a trovare altro da dire frastornato com’era da quella incredibile storia. Nella sua mente si affacciavano, come fanno i panni dall’oblò di una lavatrice in movimento, decine di pensieri, di domande così vivi e reali da avere la sensazione di esprimerli a voce, in realtà stava guardando alternativamente i due seduti davanti a lui in un imbarazzante silenzio. Fu allora  l’avvocato che tenne a precisare che ogni parola della signorina era stata da lui controllata prima di quel momento e che tutto confermava quanto raccontato pertanto il giorno successivo si sarebbero recati dal notaio per la pubblicazione del testamento. Una volta che questo fosse stato  pubblicato la signorina Marica Taric, figlia illegittima di Fernando Lulli e nipote della signorina Lulli Mina sarebbe stata a tutti gli effetti unica erede di tutti i beni posseduti  quest’ultima.

I due si congedarono dal ragionier Corsini dandogli un generico appuntamento a qualche giorno dopo, quando il notaio avesse esperito ogni formalità nella pubblicazione del testamento.

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