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LA MINA

Capitolo sics –  Qualcosa non torna.

La tentazione di andare di là era fortissima, il rumore dell’acqua che scorreva e il profumo del bagnoschiuma arrivavano fino alla cucina dove stava apparecchiando la tavola in attesa di quel rompi palle di Memo. Ogni tanto, fra un bicchiere ed una forchetta, si fermava a guardare verso il bagno per capire cosa stesse facendo. La diversa intensità degli scrosci d’acqua gli facevano immaginare Marina in diverse attività. Ora  si stava lavando, ora sciacquando oppure stava con il viso  rivolto verso il getto caldo e gli occhi chiusi, le braccia conserte a trattenere piacevolmente l’acqua sui seni, le gambe unite sulle quali il liquido scorreva veloce fino a scaldare i  piedi.

–      Tutto bene?

Non aveva resistito alla tentazione di entrare nel bagno almeno per intravedere la sua forma attraverso il vetro satinato della  doccia.

–      Sì. Ho quasi finito. Arrivo.

–      Tranquilla, fai con calma Memo non è ancora arrivato, l’accappatoio è …

L’acqua si fermò, la porta della doccia si aprì e quello che vide era esattamente quello che aveva immaginato fino a quel momento. Era bellissima,  i capelli bagnati e  pettinati  all’indietro le scendevano lungo il collo fino sulle spalle. Il sole di maggio aveva dato alla pelle una leggera doratura e il triangolo sul pube risultava più chiaro essendo rimasto tutto il tempo coperto dal costume. I seni racchiusi dalle braccia conserte apparivano gonfi e rotondi. Migliaia di goccioline le brillavano addosso rendendola scintillante. Marina era così bella da risultare ipnotica e lasciare la faccia di Lapo inespressiva come fosse caduto in una trance mistica preda di un’apparizione mariana.

–      Mi passi l’accappatoio?

Gli disse la voce più sexy che avesse mai sentito, mentre la visione usciva dalla doccia girandosi di spalle per farsi avvolgere nell’accappatoio che lui stava inconsciamente tenendo nelle mani.

Lei s’infilò con un movimento leggero, quasi  un passo di danza, nella spugna bianca, e si fece abbracciare da dietro lasciando che le braccia di Lapo si richiudessero intorno ai suoi seni. Si appoggiò con il corpo fino a sentire il sedere premere sulla fila di bottoni dei jeans di Lapo, o almeno quello pensò di avere sentito. Il calore l’assalì dal basso, si girò, e alzandosi sulle punte dei piedi gli prese la faccia fra le mani e con la lingua si fece strada fra le sue labbra. Lui, in risposta, entrò sotto l’accappatoio ad abbracciarla sulla pelle calda per la doccia e per il sole di Viareggio. Il respiro si fece più intenso, lei lo spinse contro la porta facendola sbattere e le bocche cominciarono a mordersi, succhiarsi, leccarsi mentre le mani di lei erano scese sulla nuca   di Lapo e così, quando lui la sollevò, lei fece forza per aiutarsi a saltare. Lo strinse forte con le gambe intorno ai fianchi spingendo e sfregando il suo monte di venere nudo contro i suoi jeans ruvidi. Lapo la sosteneva tenendola con entrambe le  mani da sotto le  cosce magnificamente tornite.

Suonarono al campanello. I due si fermarono, continuando per inerzia ad ansimare guardandosi fissi negli occhi e senza dire una parola si promisero che non sarebbe finita lì. Lui l’adagiò a  terra, e sempre in silenzio uscì dal bagno chiudendo la porta dietro di se. Andando verso l’entrata, si dette una ravvivata ai capelli passandoci entrambe le mani, si sistemò  i pantaloni e ci infilò  la camicia.

Il grandangolo del videocitofono vicino alla porta d’ingresso trasmetteva in bianco e nero la faccia distorta di Memo. Lapo spinse il pulsante contrassegnato da una  chiave e l’apparecchio  vibrò in segno di sottomissione. Mentre l’immagine sul monitor si richiudeva in un unico punto luminoso, fece in tempo a veder sparire nel portone l’amico rompiscatole. Si mise ad aspettare il Migliori in cima alle scale, lo sentì salire facendo gli scalini a due a due. Si dette un’ultima occhiata in basso per controllare  che tutto fosse in ordine, notò che la sua erezione era ancora intuibile , allora si infilò una mano in tasca e si mise in posizione di attesa sulla porta di casa appoggiato allo stipite. Mentre saliva di corsa le scale, Anselmo si compiaceva della sua abilità nel tenere in equilibrio in una mano i tre cartoni di pizza e nell’altra  una busta con le lattine di birra.

Appena sbarcato sul pianerottolo, notò la faccia da mal di stomaco che aveva Lapo e ancora con il fiatone salutò l’amico.

–      Ciao … cos’è quella faccia? Ho fatto veloce, no?

–      Eeee … anche troppo Memo … anche troppo.

Rispose Lapo spostandosi dalla porta per farlo entrare. L’altro non capì l’ironia e guardandosi intorno chiese,

–      Marina?

–      E’ a fare la doccia, ma credo abbia finito.

–      Sono ancora calde iniziamo?

–      Sei il solito … aspettiamo Marina.

–      Tranquilli, ci sono.

Marina era riapparsa nel suo vestitino rosso, con i capelli ancora bagnati che, con la doratura della pelle, le davano un’aria selvaggia e fresca. Notando che i due la guardavano come avessero visto un UFO, li schernì facendo finta di tornare da dove era venuta.

–      Bhè ? cos’ho che non va?

Sapeva bene che in realtà andava tutto fin troppo bene e  si sentiva bella e sicura di se.

Mangiarono con le mani la pizza tagliata in triangoli, scherzarono e risero tutti e tre insieme e Memo non sospettò mai dei doppi sensi che Lapo e Marina si scambiarono alle sue spalle per tutta la durata della cena.

Quell’aria serena ed allegra scoppiò come una bolla di sapone senza lasciar traccia del suo passaggio alle parole del Migliori:

–      Ragazzi, io penso che la Mina sia stata uccisa… Ecco l’ho detto!

Calò un silenzio così assoluto che si sarebbe potuta sentire l’esplosione della bolla di sapone. Quella pausa sembrava non avere fine.

–      Dite qualcosa … per favore, dite qualcosa, non rimanete zitti!

Le bocche immobili con i bocconi di pizza che non andavano né su né giù. Marina e Lapo lo guardavano increduli incapaci di dire qualsiasi cosa.

–      Ci ho pensato e ripensato: la Mina è morta di un attacco cardiaco ma provocato da asfissia. Qualcuno le ha chiuso con le mani il naso e la bocca finché il sangue, povero di ossigeno, si è addensato talmente tanto che il cuore non ce l’ha fatta più a pomparlo e si è fermato.

Lapo anche stavolta fu il primo a riprendersi.

–      Senti Memo tu devi farti vedere … si, ma da uno bravo perché sei completamente andato. Tu sei pazzo da legare se lo pensi veramente e sei un cretino integrale se invece stai scherzando su questa vicenda.

–      Allora sono pazzo perché secondo me la Mina è stata ammazzata.

–      Anselmo…,

iniziò Marina con tono pacato di chi cerca di far capire bene a qualcuno un po’ duro di comprendonio,

–      … la Mina era sicuramente una persona antipatica …

e quasi per scusarsi si fece il segno della croce mentre diceva queste parole,

–      … ma non così tanto da essere uccisa. Al lavoro nessuno la sopportava, ma al massimo le portavamo il caffè senza zucchero oppure la fetta di dolce più piccola ma … ucciderla, no … dai … è troppo!

–      Ecco …dice bene Marina …non ci sta, è pura fantasia.  E poi, di grazia, perché l’avrebbero uccisa ?

–      Questo non lo so. Non ho la minima idea del perché, ma sono quasi certo di quello che ho visto…

–      Cioè cos’hai visto?

Lo interruppe Marina strizzando gli occhi mentre lo guardava da vicino. Anselmo, allontanandosi fisicamente dallo sguardo dell’amica, riprese.

–      Dopo avervi raccontato dello scendiletto, sono tornato a finire di preparare il cadavere, ma non riuscivo a togliermi dalla testa quei  pensieri. Ho voluto provare …

–      Alt! …

Lapo cercò di interrompere drasticamente il racconto.

–      Provare cosa? Pensa bene a quello che stai per dire perché non voglio essere complice di un pazzo criminale necrofilo; se dici una parola di troppo io esco di qui e vado a denunciarti ai Carabinieri!

–      Ma no cretino … Ho preso il corpo della Mina e inforcando volutamente lo scendiletto, l’ho depositato a terra.

–      Ma tu sei davvero tutto scemo! Ma lo senti? Marina dì qualcosa cazzo! Qui si rasenta il vilipendio di cadavere!

Sbottò Lapo anche se meno convinto e chiaramente  in attesa di sapere il resto del racconto, mentre Marina era in preda ad una paresi facciale ed aveva ancora il boccone della pizza che le gonfiava una guancia.

–      Ma quale vilipendio, l’ho solo spostata! … Insomma, dopo averla depositata in terra accanto al letto … mi sono chinato per raccogliere di nuovo il cadavere ed inforcare lo scendiletto e mi sono ritrovato molto vicino alla sua faccia …

–      Attento, un’altra parola esco e vado dai Carabinieri …

In quel momento la paresi di Marina scomparve per lasciare la ribalta ad una faccia schifata.

–      Ho notato dalla bocca leggermente aperta qualcosa che la Mina stringeva fra gli incisivi.

Marina non ce la fece più e si alzò di scatto tossendo nel bidone dell’immondizia il boccone che aveva in bocca oramai da qualche minuto e che, accompagnato alle parole di Anselmo, le aveva dato  la nausea.

–      Basta! Ora basta, non scherzo più … stai zitto oppure vattene fuori da casa mia io non …

–      Stai zitto tu un attimo! Scusa Anselmo cosa aveva in bocca la Mina?

Lapo non credeva alle sue orecchie, Marina che gli diceva di stare zitto a casa sua mentre quello che, fino dalle elementari era sempre stato considerato lo scemo della classe, stava raccontando le sevizie che aveva imposto ad un cadavere giocando a CSI. L’intervento di Marina liberò la strada ad Anselmo per finire il suo racconto.

–      Insomma, stretto fra gli incisivi c’era un pezzetto di circa mezzo centimetro di diametro di lattice come quello dei guanti degli infermieri. Come se qualcuno avesse …

–      Tappato la bocca alla Mina?

Finì la frase Marina che era rimasta in piedi appoggiata alla cucina.

–      Sì… probabilmente la bocca ed il naso tanto da soffocarla.

Sentenziò il novello Poirot.

–      Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo?

Disse Lapo.

–      Mi stai raccontando che c’è qualcuno che uccide vecchietti nella casa di riposo dove io ho “parcheggiato” mia madre.

–      Mi dispiace Lapo, ma come le spieghi queste cose?

Disse Anselmo allargando le braccia.

–      Come le spiego… come le spiego te lo dico io… ci sarà un modo. Per esempio… la Mina non dormiva bene per il mal di schiena e si è messa lo scendiletto sotto per tenere una postura notturna diversa…

–      Sì … e il pezzo di guanto?

–      E.. il pezzo di guanto … ah sì… il pezzo di guanto in realtà era caduto nel suo piatto mentre servivano la cena, lei lo ha mangiato e… e le è rimasto fra gli incisivi. Eh? …così si spiega …no?

Marina aveva una faccia poco convinta e quella di Anselmo lo era ancora meno. Anche Lapo, nonostante volesse apparire tale, non era affatto sicuro che le cose fossero andate come le aveva immaginate. E lo confermò con le parole successive che proferì con un tono quasi di supplica.

–      Ma andiamo ragazzi … ma perché avrebbero ucciso la Mina… su… allora?… Datemi voi un motivo plausibile.

Ad alcuni attimi di silenzio seguì la riflessione di Marina.

–      In effetti ha ragione Lapo. Perché mai avrebbero ucciso la Mina? Non aveva soldi con sé, era antipatica ma nessuno uccide per antipatia. Anche se … a pensarci di cose strane quella sera …

–      Marina, ti ci metti anche tu adesso?

–      Lapo, certi fatti sono innegabili. In quella serata, credo per la prima volta da quando la Mina è ospite a Villa la Querce, è rientrata con una corriera diversa, tua madre che dice di averla vista felice …

–      Mia madre ha anche detto che aveva ricevuto una cartolina dal fratello che era in ferie, e il Lullino è sì in ferie, ma in paradiso da diversi anni.

–      Tu stesso hai ritrovato la borsa della Mina in giardino dove era rimasta , sempre secondo te, la notte. Fatto  alquanto strano perché la Mina praticamente formava una cosa unica con la sua borsa di pelle nera, incredibile l’abbia dimenticata!

–      Ok, una serata strana. Tanto strana che poi si è sentita male ed è morta. Mi sembra non faccia una piega. E poi il dottore… il dottore cosa aveva scritto sul referto? Morte naturale per arresto cardiaco. Volete negare anche questo?

–      Lapo, hai mai visto un dottore constatare la morte di un vecchietto?

–      Nooo… fermo che già sei stato prodigo di particolari macabri, risparmiaci la visita necrologica!

Lo stoppò Marina.

–      Ok! Te la risparmio, ma non si va oltre le apparenze, il dottore controlla …

–      Bastaaaa! La smetti o vuoi che vomiti qui la mia margherita!

–      Il battito, controlla il battito e… ok il resto ve lo risparmio, ma di cosa volete che sia morta una vecchietta in una casa di riposo che è stata ritrovata fredda nel suo letto? Arresto cardiaco. E nel novantanove virgola novantanove percento dei casi è così. Il dottore ha, in buona fede, pensato alla cosa più ovvia, più semplice e di gran lunga più probabile.

–      Sentite ragazzi, io credo che stiate immaginando una storia che in realtà non esiste e la dimostrazione è che non avete la minima idea del perché sarebbe stata ammazzata quella poveretta …

–      Su questo ha ragione …,

convenne Marina guardando Anselmo, che annuì anche se con poca convinzione.

–      Allora siamo tutti d’accordo che debba  esserci un motivo credibile perché si possa parlare di omicidio. Quello che normalmente viene chiamato il movente,  al momento, a nessuno di noi è venuto in mente, non esiste una ragione valida perché si possa pensare che la Mina sia stata uccisa. Propongo quindi di dormirci su, vista l’ora tarda, e sono sicuro che dopo un buon sonno troveremo le rispose giuste e ripensando  a questa sera, ci faremo delle grandi risate.

Sia Marina che Anselmo trovarono che, come sempre, il Corsini fosse stato saggio e che quello che aveva detto era la cosa più sensata da farsi, oltre naturalmente a non fare parola con nessuno di quelli che erano i loro dubbi, tanto meno con i Carabinieri come era stato paventato. Quello che i due amici avevano scambiato per saggezza, in realtà era qualcosa di meno moralmente probo, infatti Lapo aveva cercato di dare un taglio alla serata un po’ perché per niente convinto di essere in presenza di un omicidio, un po’ perché gli erano tornati in mente gli occhi di Marina e la promessa che si erano fatti quando era arrivato il novello Sherlock Holmes e voleva riprendere “quel” discorso decisamente  molto più interessante.

Riuscì nel suo intento solo a metà. Il Migliori se ne andò salutando, ma purtroppo  Marina lo seguì facendo intendere al povero Lapo che quella discussione le aveva raffreddato tutti gli entusiasmi e che sarebbe stato  meglio che se ne andasse  a letto a cercare di dormirci sopra. Lapo maledisse Anselmo e la sua famiglia per le tre generazioni passate e si portò avanti con il lavoro maledicendo anche le tre generazioni future, ma ciò non gli portò nessun beneficio fisico .

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