Vorrei conoscerlo …

Vorrei conoscerlo …

In un momento di caccia alle streghe quale quello che stiamo vivendo nel quale sembra che l’unico male dell’Italia sia l’evasione fiscale ho voglia di raccontare questa storia vera. Un’azienda mugellana versò il 28/11/1991 1.373.000 lire (vecchio conio italiano sostituito nel 2002 con l’euro) di acconto ILOR (vecchia Imposta Locale sui Redditi abrogata fin dal gennaio 1998) attraverso la banca anziché l’esattoria come invece avrebbe dovuto. Errore imperdonabile! L’onesto contribuente, accortosi del misfatto, versò nuovamente l’importo di 1.373.000 lire stavolta attraverso l’esattoria. Immediatamente dopo aver fatto il secondo versamento ed il proprio dovere di contribuente distratto ma onesto richiese al Fisco presunto galantuomo il rimborso della somma versata erroneamente. Nella migliore tradizione omertosa il presunto galantuomo alla richiesta dell’onesto contribuente non fece seguire risposta. Il nostro eroe allora inoltrò ricorso alla Commissione Tributaria per vedersi restituiti i soldi erroneamente versati due volte. La Commissione Tributaria in primo grado visti i fatti ed il doppio pagamento non poté che dare ragione all’onesto contribuente ed intimare al Fisco la restituzione del maltolto. Il Fisco presunto galantuomo decise, a quel punto, di impegnare mezzi ed energie per ricorrere sulla decisione di primo grado convinto di essere nel giusto nell’appropriarsi del doppio pagamento del distratto ma onesto contribuente. Ma questa non fu la cosa più strana. La cosa ancora più strana fu che la Commissione Tributaria di secondo grado nel luglio del 1995 ritenne suo preciso dovere accogliere il ricorso del Fisco presunto galantuomo condannando l’onesto contribuente a non riavere i suoi soldi. Incredulo l’onesto e distratto contribuente non si dette per vinto e inoltrò ricorso contro la decisione di secondo grado, correva l’anno 1995. Nel

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Una pensione equa per tutti

Una pensione equa per tutti

Qual’è la ragione per cui un uomo viene pagato per il suo lavoro? La mia risposta personale è perchè crea valore per la società in cui vive e partecipa alla crescita della stessa. Se a qualcuno questa risposta sembra giusta allora mi segua nel ragionamento che vado a fare. Un uomo ha diritto a ricavare dal suo lavoro in funzione della fatica che questo gli impone, delle conoscenze di cui questo necessita per essere svolto e dei vantaggi che indipendentemente dalle prime due variabili questo genera per la società. I vantaggi devono essere misurati in termini di bisogni soddisfatti e non in termini assoluti. Faccio un esempio. La produzione di un chewing gum non crea alcun vantaggio alla società in termini assoluti ma comunque soddisfa un bisogno. Bisogno di gusto, di pulizia, di profumi e per questo la gente lo compra e paga il lavoro di chi lo produce. Quindi in qualche modo la società che ci circonda ci riconosce un “premio” per quello che facciamo negli anni in cui siamo abili al lavoro. Ci da un salario, un corrispettivo, un emolumento, uno stipendio. Se anche questo vi sembra non fare una piega … venitemi dietro. Un uomo, inteso come genere umano, quando finisce di lavorare perché ha raggiunto i limiti di età oppure perché le sue condizioni fisiche non glielo permettono più ha diritto al suo sostentamento e al sostentamento di tutte le persone che vivevano con il suo lavoro, cioè di coloro che si dicono “essere a carico”. La sua funzione di lavoratore che soddisfa i bisogni degli altri è finita. E’ finita perché il tempo è tiranno oppure per

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Anche se tutto il mondo è paese … poi alla fine non lo è.

Anche se tutto il mondo è paese … poi alla fine non lo è.

Navigando in questo pomeriggio di agosto fra le pagine della versione on-line del New York Times mi sono imbattuto in questo articolo. A prima vista mi ha incuriosito perchè si parlava di Silicon Valley, ed io per quel posto ho una curiosità quasi morbosa, poi leggendo l’articolo ho scoperto che l’argomento era ancora più interessante delle premesse del titolo. Hacker dojo è un vecchio magazzino di circa 1.200 mq.  nella città di Mountain View (quella dove ha sede Google per capirsi) che è  equamente suddivso fra uffici condivisi (shared offices), sale lettura e sale ricreative (after-hour salon). Il luogo è frequentato da smanettoni, realizzatori di codice software ed imprenditori che…  intendono reinventare il futuro, scrive testualmente l’articolo. I membri, per la somma di 100$ al mese circa 80 euro, possono disporre di connessioni internet veloci, attrezzature per l’ufficio come fotocopiatrici e stampanti, ma anche di una stampante 3-D ed alla sera o nei week-end di corsi su diversi argomenti come per esempio uno tenuto sulla legge sui brevetti. Ma per stessa ammissione dei frequentatori Hacker dojo ha più valore per le persone che lo frequentano piuttosto che per le attrezzature che mette a disposizione. “Qui ho trovato il mio graphic designer ed il mio consulente per database. Qui puoi trovare persone con competenze diverse” dice Mr Joshi al cronista esponendo la propria esperienza personale. Fino a qui abbiamo raccontato una entusiasmante e fantastica storia americana, ma … c’è un ma perchè la storia diventa quella che si potrebbe scrivere anche in Italia. Infatti questo atelier di cervelli è a rischio chiusura in quanto non è a norma con le leggi che regolano gli

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La montagna

La montagna

Ho passato due giorni in montagna, per la precisione a Campitello in Val di Fassa. Due giorni sono niente se vieni da Firenze e ti fai circa 9 ore di auto fra andata e ritorno, ma sono sufficienti a catapultarti in un mondo diverso. Diverso perché sei in vacanza invece che al lavoro, diverso perché questo è il Trentino e non la Toscana, diverso perché molti di quelli che sono intorno a me sono in vacanza e non al lavoro quindi hanno, come me, un limite di sopportazione generalmente molto più alto di quello che normalmente abbiamo. Dimenticavo, diverso   perché si respira e non ci sono 36 gradi come a Firenze. Tutto ciò aiuta sicuramente a riflettere. La riflessione mi è nata dalla foto che ho postato con questo articolo, una catasta di legna per l’inverno. Non è la più bella catasta che ho visto, neanche la più ordinata e maniacale, ma è una delle tante. Questa foto però parla, e racconta di un mondo passato ma che è arrivato fino ad oggi. Parla di un mondo difficile, di inverni rigidi, di tanta neve e di estati brevi, di lavoro e di accortezza. Parla di formiche che nei mesi caldi accumulano per quelli freddi. Quando le risorse sono poche e concentrate in un breve periodo dell’anno devi imparare a raccoglierle, stivarle con cura e utilizzarle con parsimonia.  Quella legna un tempo voleva dire sopravvivenza, era importante, era fondamentale, non averla o perderla o renderla inutilizzabile poteva voler dire non sopravvivere. Quella legna, come l’erba da usarsi per gli animali oppure i frutti da farne confetture dovevano essere raccolti con fatica, conservati con

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Il miglior hamburger

Il miglior hamburger

Non vergognatevi ad ammettere che vi piacciono gli hamburgher. Sappiamo tutti che non fanno bene alla salute e che non sono neanche trendy e di sinistra ma sono buoni e allora non vergognatevi a dire che … ogni tanto li mangiate. Per la nostra cultura gastronomica sono quasi una bestemmia. Cos’è un hamburger in italia?