Leggendo qua e la sulla rete mi sono imbattuto in un articolo del magazine “The New Yorkers” che mi ha veramente sorpreso. L’articolo è intitolato “The underground recovery” (La ripresa sotterranea) e mi ha rivelato fatti di cui ero all’oscuro, e questo risultato non era difficile da conseguire, ma da una parte mi ha tolto certezze e dall’altra mi ha dato serenità. Il numero è da capogiro, 2.000 miliardi di dollari, questo è quanto sarebbe sfuggito al fisco americano nel 2012, e questi guadagni “underground” non provengono da venditori di droga o boss mafiosi, ma da tate, barbieri, web-site designers e muratori. Nel 1992 l’I.R.S. (Internal Revenue Service l’equivalente della nostra Agenzia delle Entrate) stimava una perdita di 80 miliardi di dollari di entrate fiscali a causa dell’economia sotterranea, nel 2006 la perdita stimata era di 385 miliardi, quindi con una tendenza all’aumento. Ma come ? ma se gli americani scaricano tutto e quindi non hanno vantaggi a fare nero? Continuo nella lettura, che comincia ad appassionarmi dato il lavoro che faccio, e l’economista intervistato che ha studiato il fenomeno della “underground or gray economy” per trentacinque anni la spara ancora più grossa. Sostiene infatti che la migliore impronta lasciata da questo fenomeno, che vuole l’anonimato, è l’uso del contante. Si parla di 750.000 miliardi di dollari di cash che gli americani si scambiano, con una percentuale di yankees che non usano le banche impressionante ed in aumento. Insegnanti privati, tate, maestri di yoga, domestiche e chi più ne ha più ne metta sono spesso pagati in contanti. Da una ricerca appare che il 97% delle tate è pagato “under the table”.