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Dannata crisi

Dannata crisi

In un momento così duro per l’economia in generale e per le nostre attività in particolare è necessario non sentirsi soli. Parlando di lavoro come ben immaginate le vostre angosce sono inevitabilmente le mie angosce, i vostri problemi non possono che essere i miei problemi. Certe volte ci sentiamo soli ed inappropriati al ruolo che stiamo svolgendo, ma stavolta non si tratta di capacità nel condurre gli affari; la crisi, questa dannata crisi, sta colpendo tutti e nessuno deve sentirsi in colpa per i guai che gli stanno capitando, questi non devono essere vissuti come un fallimento personale. In tante occasioni abbiamo dimostrato le nostre capacità, abbiamo saputo tenere dritta la prua della nostra azienda piccola o grande che fosse. Questa volta siamo in presenza della “tempesta perfetta” e per quanti sforzi tutti stiamo facendo, per quanta professionalità tutti ci stiamo mettendo è inevitabile ritrovarsi in balia delle onde. Non dobbiamo mollare, dobbiamo rispondere ad ogni avversità facendo tutti gli sforzi per mantenere dritta la barra del timone, dobbiamo scrutare fra i flutti in cerca delle altre barche per capire quale sia il modo migliore di prendere la prossima onda, perché ci sarà sicuramente una prossima onda. Ogni altra barca che riusciremo a scorgere ci dirà che non siamo soli ed ogni volta che una sparirà nel mare sarà un colpo alla nostra speranza ed alla nostra possibilità di farcela. Per se e per gli altri ognuno di noi è tenuto a fare il massimo sforzo per uscire dalla tempesta che, seppur perfetta, prima o poi finirà. Dobbiamo sostenere le altre barche perché anche attraverso di loro passa la nostra salvezza. Per

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La montagna

La montagna

Ho passato due giorni in montagna, per la precisione a Campitello in Val di Fassa. Due giorni sono niente se vieni da Firenze e ti fai circa 9 ore di auto fra andata e ritorno, ma sono sufficienti a catapultarti in un mondo diverso. Diverso perché sei in vacanza invece che al lavoro, diverso perché questo è il Trentino e non la Toscana, diverso perché molti di quelli che sono intorno a me sono in vacanza e non al lavoro quindi hanno, come me, un limite di sopportazione generalmente molto più alto di quello che normalmente abbiamo. Dimenticavo, diverso   perché si respira e non ci sono 36 gradi come a Firenze. Tutto ciò aiuta sicuramente a riflettere. La riflessione mi è nata dalla foto che ho postato con questo articolo, una catasta di legna per l’inverno. Non è la più bella catasta che ho visto, neanche la più ordinata e maniacale, ma è una delle tante. Questa foto però parla, e racconta di un mondo passato ma che è arrivato fino ad oggi. Parla di un mondo difficile, di inverni rigidi, di tanta neve e di estati brevi, di lavoro e di accortezza. Parla di formiche che nei mesi caldi accumulano per quelli freddi. Quando le risorse sono poche e concentrate in un breve periodo dell’anno devi imparare a raccoglierle, stivarle con cura e utilizzarle con parsimonia.  Quella legna un tempo voleva dire sopravvivenza, era importante, era fondamentale, non averla o perderla o renderla inutilizzabile poteva voler dire non sopravvivere. Quella legna, come l’erba da usarsi per gli animali oppure i frutti da farne confetture dovevano essere raccolti con fatica, conservati con

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