Qual’è la ragione per cui un uomo viene pagato per il suo lavoro? La mia risposta personale è perchè crea valore per la società in cui vive e partecipa alla crescita della stessa. Se a qualcuno questa risposta sembra giusta allora mi segua nel ragionamento che vado a fare. Un uomo ha diritto a ricavare dal suo lavoro in funzione della fatica che questo gli impone, delle conoscenze di cui questo necessita per essere svolto e dei vantaggi che indipendentemente dalle prime due variabili questo genera per la società. I vantaggi devono essere misurati in termini di bisogni soddisfatti e non in termini assoluti. Faccio un esempio. La produzione di un chewing gum non crea alcun vantaggio alla società in termini assoluti ma comunque soddisfa un bisogno. Bisogno di gusto, di pulizia, di profumi e per questo la gente lo compra e paga il lavoro di chi lo produce. Quindi in qualche modo la società che ci circonda ci riconosce un “premio” per quello che facciamo negli anni in cui siamo abili al lavoro. Ci da un salario, un corrispettivo, un emolumento, uno stipendio. Se anche questo vi sembra non fare una piega … venitemi dietro. Un uomo, inteso come genere umano, quando finisce di lavorare perché ha raggiunto i limiti di età oppure perché le sue condizioni fisiche non glielo permettono più ha diritto al suo sostentamento e al sostentamento di tutte le persone che vivevano con il suo lavoro, cioè di coloro che si dicono “essere a carico”. La sua funzione di lavoratore che soddisfa i bisogni degli altri è finita. E’ finita perché il tempo è tiranno oppure per
Navigando in questo pomeriggio di agosto fra le pagine della versione on-line del New York Times mi sono imbattuto in questo articolo. A prima vista mi ha incuriosito perchè si parlava di Silicon Valley, ed io per quel posto ho una curiosità quasi morbosa, poi leggendo l’articolo ho scoperto che l’argomento era ancora più interessante delle premesse del titolo. Hacker dojo è un vecchio magazzino di circa 1.200 mq. nella città di Mountain View (quella dove ha sede Google per capirsi) che è equamente suddivso fra uffici condivisi (shared offices), sale lettura e sale ricreative (after-hour salon). Il luogo è frequentato da smanettoni, realizzatori di codice software ed imprenditori che… intendono reinventare il futuro, scrive testualmente l’articolo. I membri, per la somma di 100$ al mese circa 80 euro, possono disporre di connessioni internet veloci, attrezzature per l’ufficio come fotocopiatrici e stampanti, ma anche di una stampante 3-D ed alla sera o nei week-end di corsi su diversi argomenti come per esempio uno tenuto sulla legge sui brevetti. Ma per stessa ammissione dei frequentatori Hacker dojo ha più valore per le persone che lo frequentano piuttosto che per le attrezzature che mette a disposizione. “Qui ho trovato il mio graphic designer ed il mio consulente per database. Qui puoi trovare persone con competenze diverse” dice Mr Joshi al cronista esponendo la propria esperienza personale. Fino a qui abbiamo raccontato una entusiasmante e fantastica storia americana, ma … c’è un ma perchè la storia diventa quella che si potrebbe scrivere anche in Italia. Infatti questo atelier di cervelli è a rischio chiusura in quanto non è a norma con le leggi che regolano gli